Ricordo perfettamente il 30 gennaio: mentre le altre facevano la doccia, io mi apprestavo a chiudere le mie cose nel borsone. Sapevo che ci sarebbero voluti almeno altri 20 minuti prima che mio padre venisse a prendermi in macchina, ma non me la sentivo di aspettare un secondo di più là dentro, così decisi di avviarmi a piedi. Avvolsi meticolosamente la sciarpa intorno al viso e mi calai il cappello fin sopra le sopracciglia. Con un fazzoletto abbassai la maniglia della porta dello spogliatoio e sgattaiolai senza salutare nessuno. Stessa cosa per il maniglione antipanico all’ingresso a cui tirai anche un colpo col fianco perché, come diceva sempre il mio allenatore, “anche lui ha bisogno di un incoraggiamento iniziale”. In verità quel portone pesava talmente tanto che nessuno sarebbe riuscito ad aprirlo, in una vera situazione di panico. Eccetto me, che conoscevo il trucco e di panico ero più che esperta. Finalmente fuori mi guardai intorno circospetta, c’era in giro solo qualche macchina. Feci scivolare il fazzoletto con nonchalance sul marciapiede, non avevo nessuna intenzione di tenermelo in mano fino al cestino più vicino.
Camminai a passo svelto verso casa. Ci eravamo trasferiti da un paio d’anni e adesso abitavamo a poche centinaia di metri dalla palestra. Una comodità per me che la frequentavo tutte le sere. Mio padre continuava a mantenere la vecchia abitudine di passare a prendermi in macchina, più per coccola che per vera necessità. “Esce calda calda dalla doccia, non farle prendere freddo” gli ripeteva mia madre. Alla fine eravamo tutti contenti.
Arrivata sotto casa decisi di citofonare, non volevo correre il rischio di toccare le chiavi. Usai il gomito per farlo. “Chi è?” chiese mia madre. Sentivo il rumore di frittura in sottofondo. Giovedì era sempre la serata panzerotti.
“Io, sono tornata a piedi.” Sentii il clic della serratura. Un altro colpo di fianchi, otto piani rigorosamente senza ascensore e ultimo colpo di fianchi per entrare in casa. I miei mi salutarono dalla cucina, si capiva che erano indaffarati da come mia madre urlava a mio padre di non far esplodere l’olio. Mi chiusi in bagno, mi spogliai completamente e buttai tutto nella lavatrice. Poi buttai me stessa sotto la doccia e mi strofinai con la parte ruvida della spugna tutto il corpo. Ci misi un po’ a completare il lavoro e quando arrivai in cucina i panzerotti erano già in tavola.
“Avete sentito?” chiesi impaziente. Non aspettai la loro risposta. “Il virus è arrivato in Italia.”
Mio padre corse a prendere il telecomando e accese su un canale a caso, in TV non si parlava d’altro. Quella sera mangiammo panzerotti freddi davanti al telegiornale.
Ho dovuto fare il cambio di stagione nell’armadio perché nonostante le finestre siano sempre chiuse l’estate è riuscita a penetrare nella nostra casa. Fase 1, fase 2, fase 3… Sono altri i numeri che mi interessano, cioè quelli dei contagiati. Dicono che stanno diminuendo, ma io non ci credo. Non mi fido di loro, vogliono farci ammalare tutti. Mandano in giro il loro esercito di zombie asintomatici, ma credono di avere a che fare con un popolo di creduloni. Beh, si sbagliano. Io e la mia famiglia non abbiamo rapporti con nessuno da mesi, da quel fatidico 30 gennaio. Per noi il lockdown è cominciato prima che per il resto d’Italia, l’abbiamo capito subito che chiudersi in casa era l’unica soluzione per non ammalarci. Ci siamo fatti consegnare la spesa a domicilio solo tre volte, lasciandola sul pianerottolo per qualche giorno e disinfettando ogni singolo prodotto prima di portarlo in casa. Abbiamo comprato anche due freezer nuovi.
Non vedo il mio ragazzo da gennaio, forse ormai non stiamo neanche più insieme, non ne sono certa. Una volta mi ha dato della pazza solo perché gli ho detto di non rispondere alla chiamata per il test sierologico. Guarda caso è risultato negativo, come quasi tutti… Risultati falsati e sangue utilizzato per chissà quali scopi.
L’estate sarà la nostra rovina, me lo sento. Tutti si sentiranno autorizzati a fare ciò che vogliono, andare al mare a prendere il sole, uscire con gli amici… Ed ecco che la seconda ondata di influenza ci travolgerà in autunno. Sono tutti degli irresponsabili, marionette del governo. È così facile agire sulle loro menti…
Che si ammalino pure, allora. Io e la mia famiglia resteremo qui e di certo non li piangeremo. Questo virus non ci avrà mai.