C'era una bozza Esperimenti di mitomania

L’influencer di guerra

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Mi chiamo Oksana ma tutti mi conoscono come Xenia2002.

Ero incinta di 4 mesi quando ho deciso di condividere la mia gravidanza con i miei follower. Il mio pancino nudo appena accennato e un grande fiocco rosa che lo abbracciava.

Così il mio feed è diventato un alternarsi di tutorial per il make-up e servizi fotografici delle mie forme che cambiavano. 

Ma c’era qualcos’altro che stava cambiando in quei mesi: i carrarmati si avvicinavano sempre più ai nostri confini e aumentavano continuamente di numero, così come aumentavano il numero dei miei follower e le mie preoccupazioni.

La parola guerra aleggiava nell’aria da un bel po’ ormai, ma nessuno di noi credeva veramente che avremmo subito un attacco, anche perché non ci eravamo ancora ripresi dalla pandemia che da più di due anni ci costringeva a fare i conti con la morte.

Nonostante mascherine e restrizioni ero stata fortunata perché la gente continuava a seguirmi. Forse nessuno metteva più il rossetto, ma era bello sognare con i make-up da favola che riuscivo a realizzare. Aiutavo le altre donne a sentirsi belle, anche se nelle quattro mura di casa loro.

E poi è successo: le prime sirene hanno cominciato a suonare.

E poi è successo: la bambina era pronta a nascere.

Mio marito ha guidato fino all’ospedale della città più vicina, rassicurandomi. Sarebbe andato tutto bene. Nessuno attacca un ospedale, neanche il più vile dei vili.

Mi hanno ricoverata, avvisandomi che non c’era corrente in città. Ho indossato il mio pigiama di pile per proteggermi dal freddo di quella stanza, dove non si poteva sentire più nessun bip a incoraggiarmi che la bambina stesse bene.

Poi ho iniziato a tremare. Non erano ancora le contrazioni del travaglio, ma il letto. Il letto si stava muovendo. Quando un pezzo di soffitto si è staccato crollandomi addosso, ho capito che neanche l’ospedale era più un posto sicuro. Ho raccolto un paio di coperte e sono fuggita giù per le scale. Insieme a me anche altri pazienti stavano scappando; altri li vedevo inermi, nelle loro stanze, su quei lettini da cui non sarebbero mai riusciti ad alzarsi.

Avrei voluto aiutarli tutti. Davvero. Ma in quel momento contava solo mettere in salvo la mia bambina. Sono riuscita a uscire prima che l’ospedale diventasse un mucchio di macerie. All’esterno ho cercato con lo sguardo mio marito, sapevo che stava aspettando in macchina che lo chiamassero per entrare in sala parto. C’era distruzione ovunque. Giornalisti e fotografi mi abbagliavano con i loro flash, sembravano estranei a tutto ciò che stava accadendo. Mi sono coperta gli occhi con la mano e solo in quel momento mi sono accorta che perdevo sangue dal viso.

Poi una mano ha stretto la mia e mi ha portata via.

Alina è nata 7 ore dopo, in un rifugio sotterraneo, direttamente tra le braccia del padre. Non ha potuto indossare quel completino rosa che le avevo comprato appena scoperto che sarebbe stata una femmina. A dire la verità, non ha potuto indossare proprio nulla se non quelle coperte che ero riuscita a portare con me. Il fiocco nascita è ancora nella mia valigia, schiacciata insieme a chissà cos’altro – e chi altro – nel reparto maternità.

Una signora mi ha riconosciuta, in quel sotterraneo. Era una mia follower. Ha insistito perché prendessi in prestito il suo cellulare e pubblicassi la notizia del lieto evento sui social. Tutti lo stavano aspettando, sarebbe stato un modo per celebrare la vita e dare un pizzico di speranza a chi mi seguiva.

Ma quando ho inserito i dati d’accesso al mio account, la prima cosa che mi è saltata all’occhio è stata la quantità di foto in cui ero stata taggata: in realtà l’immagine era sempre la stessa, ma aveva fatto il giro del mondo rimbalzando su tutti i quotidiani, i siti, i social…

Mi sono riconosciuta a stento in quella foto: il volto ingrigito e sporco di sangue, il pigiamone, l’ospedale distrutto alle mie spalle, lo sguardo gonfio e perso alla ricerca di mio marito. La sofferenza di dover mettere al mondo mia figlia sotto le bombe.

“Il miglior make-up della sua carriera” dicevano gli articoli.

“Impara da Xenia2002 come realizzare uno spettacolare trucco per Halloween.”

“L’influencer di guerra: come racimolare like sulla pelle degli altri.”

Ho restituito a quella signora il suo cellulare dopo aver cancellato definitivamente il mio account.

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