Ognuno di noi nasce con un talento.
Il mio, è quello della scrittura.
O almeno, questo è quello che ho sempre creduto quando scrivevo poesie in rima a 4 anni e quello che mi hanno sempre fatto credere quando le maestre sceglievano i miei temi come esempi da leggere davanti a tutta la classe.
Una volta alle elementari facemmo una gara: dopo aver letto un libro, a ogni gruppo di bambini fu assegnato un ruolo. Io capitai tra quelli che dovevano difendere il cattivone di turno. Scritta l’arringa, nel mio gruppo tutti scelsero la mia come migliore, senza neanche leggere le altre. Senza neanche leggere la mia.
Sapevo scrivere bene, si sapeva, lo sapevano tutti.
Il giorno della gara ogni bambino rappresentante del suo gruppo doveva leggere il suo testo, in piedi al centro dell’auditorium, e alla fine le maestre avrebbero decretato il vincitore. Pensavamo di non avere speranze dato il nostro ruolo così ostico (impossibile scagionare un ladro di cioccolato!) e invece le mie parole fecero breccia nei cuori e ci accaparrammo la vittoria.
Ottima scrittrice o persuasiva avvocato? Avvocato, avvocata, avvocatessa, avvocat*… ormai è diventata un’incognita anche digitare le lettere giuste sulla tastiera.
Comunque, forte del mio successo come scrittrice, mensilmente facevo uscire un numero del mio giornalino. Scrissi anche un libro, una raccolta di temi, poesie e pensieri.
Crescendo però la gente cominciava ad aspettarsi da me qualcosa di più delle rime CUORE-AMORE e io fui in grado di darglielo. Non c’era tema scolastico che non mi alzasse la media in italiano.
Datemi una traccia, e vi scriverò il mondo.
Ero talmente tanto convinta delle mie capacità, che da grande scelsi di vivere di scrittura. Uno su mille, un milione, un miliardo ce la fa. Non faccio King di cognome e non riuscirei mai a tenere il ritmo di un paio di romanzi all’anno, ma credevo di saperne di letteratura e di essere quindi capace di correggere i romanzi degli altri.
Ah… la critica. Credo sia la mia seconda inclinazione dopo quella della scrittura. Prendere un testo, scovare tutti i refusi e trovare i peli nell’uovo per poter dire ai clienti, senza mezzi termini, che il romanzo così non può funzionare. Va riscritto. Completamente.
So quanto sia dura scrivere “tot caratteri spazi inclusi” e so anche quanto sia odioso ricevere delle critiche, ma se mi pagano per farlo…
Però ho sempre sentito il bisogno di scrivere qualcosa di mio e, con più o meno costanza, ho digitato anche io parecchi caratteri spazi inclusi. Sono tutti conservati sul mio pc e sono rigorosamente incipit di romanzi mai terminati. Scavando a fondo si possono trovare reperti risalenti al ‘900 (giusto per farvi capire quanto possano essere vecchi). Avete idea di cosa significhi riprenderli in mano dopo anni? Non riconoscersi più in quelle parole e sentirsi talmente imbarazzati da voler cancellare tutto.
Perché sono stata così inconcludente? La scusa che va per la maggiore credo sia quella del tempo che manca sempre. Poi manca l’ispirazione. Poi manca la professoressa che mi dà la traccia e mi dà tre ore di tempo per riempire il foglio protocollo e ricopiare tutto in bella.
Così ho capito che, per quanti siano i gradi delle nostre inclinazioni, se non ci poniamo degli obiettivi siamo destinati a fallire. E la cosa buffa è che probabilmente falliremo lo stesso.
Tra quel mucchio di file sul mio pc qualcosa di concluso c’è, qualcosa su cui ho puntato al punto da chiedere dei pareri. Le critiche mi piace farle, non riceverle, quindi è stato uno sforzo pazzesco da parte mia aprire quei file ad altri. Non sconosciuti, ma persone che mi stanno vicino e conoscono le mie passioni.
A questo punto vorrei poter dire che non ho ricevuto nessuna critica. Mi accontenterei anche di dire che be’, sì, nessuno è perfetto, quindi qualche critica l’ho ricevuta anche io. E invece mi limiterò a dire che quelle pagine non sono state neanche sfogliate. Non quel giorno, non quella settimana, non i mesi a venire.
Insomma, li capisco. Sono grandi lettori, ma il tempo è sempre poco, e se si hanno in libreria romanzi di autori famosi, perché dare la precedenza al mio? Poi arrivano le quarantene e il tempo a disposizione aumenta ma, ehi, proprio in quel periodo lì nasce in loro la passione per il bricolage e la lettura passa in secondo piano. Metteteci pure che magari preferiscono un altro genere… perché perdere tempo a leggere qualcosa che non suscita in loro alcun interesse?
Ripenso a me bambina, alla mia arringa scelta dai miei compagni senza neanche essere letta. Perché sono brava, scrivere è il mio talento, i miei testi sono vincenti, si sa, non hanno bisogno di essere letti.
Forse se qualcuno li leggesse davvero scoprirebbe che sono un’imbrogliona. Che non ho nessun tipo di inclinazione verso la scrittura. Che nessuna casa editrice punterà mai su di me. Che posso solo mettere mani sui testi degli altri, perché criticare è molto più facile che fare.