C'era una bozza Esperimenti di mitomania

Affetti personali smarriti

A

Agosto era il mese che più odiava.

Erano anni ormai che le ferie – quelle degli altri – le passava nell’ufficio oggetti smarriti dell’aeroporto di Linate.

Era solo metà mese e da Fiumicino erano già state recapitate 41 valigie non consegnate nello scalo milanese. Un buon numero, bisognava ammetterlo.  

Ignorando il divieto che lui stesso aveva apposto sul muro difronte alla scrivania, si accese una sigaretta e, fin troppo sovrappensiero, cominciò a leggere i nominativi che gli aveva consegnato un collega. Arrivato quasi in fondo alla lista, ebbe un sussulto. La sigaretta gli cadde dalle labbra e si sbrigò a spazzarla via con un colpo di mano.

Saturno Elena.

Lesse di nuovo, lettera per lettera, quel nome, così tante volte che quasi cominciò a storpiarlo, a dargli una forma, a fargli perdere il senso…

Saturno Elena. Non poteva essere solo una coincidenza.

Aspettò che i colleghi si allontanassero per la pausa pranzo, si infilò di nascosto nel deposito bagagli e trovò quella Samsonite rossa ammucchiata insieme alle altre valigie. Controllò il cartellino: il numero era lo stesso, lo aveva composto così tante volte – senza mai avere il coraggio di chiamare – che le sue dita, anche senza cellulare davanti, danzavano ripercorrendo quella combinazione di tasti come un tic.

Era solo l’indirizzo a essere cambiato.

Per un istante si arrovellò sul dal farsi, sulle politiche dell’azienda, sul senso di giustizia e… al diavolo tutto. Trascinò la Samsonite rossa nello sgabuzzino. Si accovacciò e con un colpo secco tagliò i lacci della dogana, fece scorrere la cerniera che opponeva resistenza contro le sue mani irrigidite; poi cedette, e la valigia si spalancò quasi da sola, mostrando il suo contenuto.

Tra costumi da bagno, prendisole e creme di ogni genere, ciò che gli saltò agli occhi fu un libro di fiabe con la copertina consumata e le pagine ormai ingiallite. Lo sollevò lentamente e lo aprì alla prima pagina. Senza occhiali gli era ormai diventato impossibile leggere, ma cominciò a cantilenare: «C’era una volta un re, seduto sul sofà, che disse alla sua serva, raccontami una storia e la serva incominciò…».

Sfogliò le pagine e trovò una foto usata come segnalibro: una giovane donna abbracciava un uomo abbronzato, tra di loro una bambina sorridente e sdentata. Le accarezzò il viso delicato col pollice, la frangetta bionda che le copriva lo sguardo nocciola e fu certo di avere gli occhi lucidi mentre sussurrava: «Elena…».

Il giorno dopo prese un aereo, il primo della sua vita. Buffo, per uno che lavora in aeroporto. Come unico bagaglio, quella Samsonite rossa. Stringeva tra le mani il cartellino con l’indirizzo e chiese al tassista di lasciarlo esattamente davanti a quella villetta in città. Salì i tre gradini che lo separavano dal portone e pigiò il dito sul campanello.

Per la prima volta nella sua vita, non esitò.

Per la prima volta nella sua vita, si comportò da uomo.

Per la prima volta nella sua vita, la vide trasformata in donna quando gli aprì la porta.

Il volto le sbiancò all’istante mentre sussurrò: «Papà…».

C'era una bozza Esperimenti di mitomania

Racconti recenti