C'era una bozza Esperimenti di mitomania

Sapevo che sarebbero stati i miei ultimi mesi di vita

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Sapevo che sarebbero stati i miei ultimi mesi di vita. Mi era stata diagnosticata una di quelle malattie che non lasciano scampo, in una forma già avanzata. Anche se me ne fossi accorto prima non sarebbe cambiato nulla, non esiste una cura per me, quindi in parte sono contento che le cose siano andate così: più tardi lo scopri, meno tempo passi a preoccuparti.


Amo la mia vita, ma sono pronto a lasciarmela alle spalle. Ho già dovuto dire addio a mia moglie una decina d’anni fa e anche se non andavamo più d’accordo da un pezzo fa sempre male separarsi dopo 40 anni di matrimonio. Nostro figlio ormai è un uomo e mi ha regalato due splendidi nipotini, maschio e femmina, che in autunno cominceranno le elementari. No, non arriverò a vedere il loro primo ingresso a scuola, ma sono certo che se la caveranno alla grande.
Ho passato tutta la mia vita a lavorare, come voleva mio padre. Mi ha fatto studiare e mi ha fatto diventare un uomo di successo. C’è chi mi definisce ricco, ma i soldi diventano presto fumo nelle mie mani. Appena ce li ho, li spendo. In automobili di lusso, di solito. Ma non disdegno moto e vacanze in giro per il mondo. Sono stato praticamente ovunque mi interessasse andare, ma avevo scelto di lasciare il meglio alla fine, come regalo per la mia pensione. Il mio progetto era quello. Partire, e non tornare, se non per il compleanno dei miei nipoti e altre occasioni speciali.


La malattia ha bloccato i miei progetti? chiederete voi. No, non è stata lei. Ma andiamo con ordine.


Era il mio primo giorno da pensionato e coincideva con il primo giorno dell’anno. Fatto apposto, nulla è mai stato lasciato al caso nella mia vita. Mi piaceva il 2020 come anno, cifra tonda, due coppie di numeri che si ripetevano… Insomma, tutto perfetto. Sennonché mi sveglio e le gambe sembrano cedermi. Non do peso alla cosa, tant’è che nel pomeriggio racconto l’episodio ridendo a mio figlio. “Tuo padre sta invecchiando, proprio un bel vecchietto in pensione!” Lui non sembra divertito dalla cosa, in fondo non ha mai superato la morte della madre, e mi spedisce dal medico. Dopo quasi un mese di analisi, controlli, viaggi da un ospedale all’altro, arriva la sentenza: probabilmente non sarei arrivato all’estate.

Lo capisco. Insomma, è facile credere che le cose brutte possano capitare solo agli altri, ma in fondo… Perché non anche a noi?


Avevo scelto di rifiutare le cure. Mi avrebbero fatto star male e in ogni caso avrebbero solo ritardato l’inevitabile. Preferivo vivere di meno, ma star bene fino alla fine. Libero arbitrio. Avevo ancora qualche mese di tempo per realizzare tutti i miei progetti in sospeso e poi sarei volato via senza rimpianti. Immaginavo sarebbe successo al tramonto, guardando la polvere galleggiare davanti alla finestra, su quell’isola sperduta nell’oceano che sarebbe diventata la mia nuova casa. Una grande uscita di scena.


Che cosa ha bloccato tutto? Gli scienziati lo chiamano Covid-19. Di punto in bianco questo virus arrivato dalla Cina ci ha chiusi tutti in casa e ha paralizzato il mondo. Il mio volo è stato cancellato e non c’è stato verso di trovarne altri. La concessionaria ha abbassato le serrande fino a data da destinarsi, quindi niente regalo d’addio per i miei nipoti. Sono addirittura stato multato mentre salivo in sella alla mia moto per andare a fare un giro. L’intero universo si era fermato. E l’aveva fatto nel momento in cui più avevo bisogno di muovermi.


Capirete che la cosa mi fece sorridere sul momento. Per quale stramaledettissimo motivo dovevo evitare di essere contagiato da un virus che forse avrebbe potuto uccidermi se stavo già morendo per i fatti miei? Ma a quanto pare secondo la legge questa non era una giustificazione, tanto che mi beccai un’altra multa mentre tentavo di raggiungere la casa dei miei nipoti. Quegli uomini in divisa erano ovunque, anzi, secondo me erano appostati sotto casa mia. E, ciò che è peggio, mio figlio era dalla loro parte, perché quando gli telefonai chiedendogli di portarmi i miei nipoti lui mi rispose che adesso non si poteva. Adesso… Adesso era l’unica cosa che esisteva per me. Non c’era un dopo, un quando tutto sarà finito. Non mi restava altro che l’adesso.


Sapevo che sarebbero stati i miei ultimi mesi di vita, ma non era nei miei piani trascorrerli così. L’ennesimo servizio al telegiornale, l’ennesimo rinvio. Le porte delle nostre case sarebbero rimaste ancora chiuse. Per la prima volta nella mia vita ebbi paura: paura di non poter dire addio ai miei nipoti. Giorno dopo giorno le forze avevano cominciato ad abbandonarmi, anche se non volevo ammetterlo. Spinsi la TV giù dal mobile, si fracassò per terra. Non avevo più voglia di ascoltare gli andrà tutto bene, dobbiamo resistere solo un altro po’, di chi aveva una vita davanti. Mi trascinai vicino alla finestra. I granelli di polvere volteggiavano leggeri illuminati dalla luce dei lampioni. La aprii. Guardai giù e mi sporsi.


Avrei avuto quell’ultimo briciolo di forza?

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