C'era una bozza Esperimenti di mitomania

Il buco della serratura

I

Anche quest’anno sei arrivata.

Ti vedo come sempre, scalza sulla sabbia umida, il piede abbellito dalla cavigliera tintinnante. L’abitino bianco in macramè sulla tua pelle dorata e i capelli sciolti e crespi che si schiariranno al sole. Il cappello di paglia proietta intrecci d’ombre nei tuoi occhi castani e nasconde le lentiggini che immagino decorino il tuo viso.

Sollevi il lembo della gonna e ti lasci sorprendere da un’onda maliziosa che viene a giocare con le tue dita. Poi cammini sulle punte e ti avvicini veloce all’acqua, per scoprire che il tepore della primavera non l’ha ancora scaldata abbastanza. E ridi, ridi portandoti una mano alla bocca, mentre con l’altra ti strofini veloce le gambe per cacciare quelle goccioline ghiacciate.

Ti stringi nelle spalle fingendo di tremare e sembri ancora più minuta. Poi ti raddrizzi e strizzi gli occhi al sole, respirando con furia l’aria che ti è mancata in città. Vedo il tuo petto che si gonfia e si sgonfia, come dune di sabbia spostate dal vento.

Leghi i capelli in una coda improvvisata sfilando l’elastico che porti sempre al polso, lo stesso sfilacciato amuleto da anni. Il laccetto del costume ha già lasciato il segno sul tuo collo, un sottile solco che immagino di sfiorare appena con la punta delle dita.

Ti chini alla ricerca delle conchiglie più belle e quasi non badi alle alghe che l’inverno ha portato sulla riva finché una non ti si arrampica sul dorso del piede. Provi a calciarla via, ma sembra più ostinata di te. E tu, che tutto sai rendere bello, ti siedi sulla sabbia e trasformi quel filo verde in un gioiello. Gli sistemi intorno le conchiglie raccolte, ti appoggi sui gomiti all’indietro e resti ad ammirare il tuo capolavoro.     

Il buco della serratura ti fa da cornice e vorrei guardarti con entrambi gli occhi per godere appieno della tua bellezza. Ma forse sarebbe troppo per me, e allora ti ammiro con un occhio, e poi con l’altro, attribuendoti un movimento che non ti appartiene. Ti faccio danzare davanti a me con un susseguirsi di occhiolini e quel ballo è solo per me.

Poi giri la testa di scatto verso la mia direzione. Ma non stai guardando me, non l’hai mai fatto. Vedo le tue labbra articolare la parola: «Arrivo!». I tuoi nonni ti aspettano per il pranzo. Ti incammini felice verso la mia porta e poi devii e sali le scale per raggiungere il vostro appartamento.

Dovrò aspettare il pomeriggio per vederti ancora.

Mi sposto pesante verso la cucina dove so che troverò conforto tra gli scaffali del frigo. La risposta alla tua attesa è sempre stata nel cibo. Mi riempie come vorrei riempirmi di te. Mi ingrandisce per farmi vedere meglio da te. Mi sfiora le labbra come io vorrei sfiorare le tue. Mi sporca come io vorrei sporcarmi di te.

E per la vergogna mi tiene chiusa al di qua della serratura.

C'era una bozza Esperimenti di mitomania

Racconti recenti